Il tappeto nell'interior design
Se visitiamo 100 appartamenti o 100 villette del ceto medio alto con i proprietari di un'età media compresa tra i 30 e 50 anni ci accorgeremo che hanno tutti gli stessi mobili, le pareti dello stesso colore, le cucine uguali e probabilmente anche i bagni tutti uguali.
Non è certo colpa vostra ma è colpa dei continui impulsi che ricevete dalla pubblicità, dai social e dalle riviste specializzate.
Con l'avvento del super bonus anche le case esternamente sono diventate tutte uguali quasi ad appiattire il gusto personale di chi ci abita.
Il beige e il marrone chiaro sono diventati Ecrù il colore di tendenza.
Tra 10 anni avremo interi quartieri con solo queste case, come negli anni 90/2000 abbiamo avuto interi quartieri con le villette color mattone o gialle.
Questo è il design, un'idea che viene spinta fino all'eccesso, fino a quando si troverà qualcosa di alternativo e più attuale.
Negli anni 70 tutte le case avevano il tavolo tondo bianco, con la carta da parati coloratissima alle pareti con disegni geometrici, e il pavimento era ricoperto da una fitta moquette, e più si era agiati e più la moquette era alta, poi abbiamo deciso che la moquette era un ricettacolo di polvere e di acari e abbiamo inserito le pelli di mucca e zebra, tornate poi in tendenza negli anni 2000 fino a sparire progressivamente.
Dal 1990 fino ai primi anni 2000 gli Italiani hanno comprato tappeti persiani e hanno riempito le loro case con tappeti bellissimi ma molto spesso con tappeti molto commerciali e ripetitivi. Per fare un parallelo con la pittura, alcuni hanno acquistato Canaletto, Picasso, Cimabue o anche pittori medi, ma la maggior parte ha acquistato quadri raffiguranti Teomondo Scrofalo a 100 euro in qualche mercatino. Anche lui, anche se in serie, è fatto a mano.

I "Teomondo Scrofalo" i figli divenuti grandi li hanno tolti dalle pareti e li hanno portati ai mercatini dell'usato, cosi' come gran parte dei tappeti ripetitivi e di poca qualità come kerman e Nain Tabas annodati a Mashad con lane di scarsa qualità, acquistati in quantità industriali negli anni 90/2000. Si vendevano anche nei supermercati, ma soprattutto nelle televendite televisive.
Ora chiaramente con i nuovi arredi un Kerman o un Nain Tabas non ci entra.
Ma i bellissimi tappeti, quelli da investimento, quelli antichi dove sono finiti?
Sono rimasti dove sono sempre stati nelle case degli avvocati, dei medici dei Notai dei professori, dei farmacisti, che per loro cultura non si sono lasciati influenzare completamente dalla modernità e con loro anche i loro figli abituati a vivere con un gusto diverso. Nessuno di loro ha un comò cappuccino dell' 800, come ne vedevamo tantissimi nei mercatini negli anni 90 venduti a Lire 2.000.000 al pezzo, tutti ne avevano uno, ora li troviamo in Internet a € 200 e non li vuole più nessuno. Ma la categoria di cui sopra nelle loro case ha ancora il segretaire del 700 o il frattino toscano originale, ha probabilmente anche un Tappeto Caucasico della prima metà dell'800 perfetto e un bellissimo quadro del 700.
Vedete le mode ci seguono, ci trasformano, ci indirizzano ma alla fine quello che conta è il gusto è il piacere di possedere qualcosa che è solo nostro, qualcosa di qualità non certamente un quadro di Teomondo Scrofalo.
Per continuare con gli esempi parliamo del Vino, in Italia chi beveva il vino negli anni 70? Forse qualcuno in qualche bar di paese a 100 Lire il calice di pessima qualità. La gente beveva Bitter, Stock , Cognac, Aranciate etc non certo il vino rosso che i nonni acquistavano in damigiane o fiaschi. Ora tutti beviamo vino e ci reputiamo somellier acquistando bottiglie da € 6 al supermercato o bevendo prosecchi al bar.
Qualcuno beve oggi Amarone o Montalcino oggi come lo beveva in famiglia negli anni 70. Magari una sola bottiglia a settimana ma di qualità.
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